[...] e stanno, queste vie di Combray, in un recesso così appartato della mia memoria, dove i colori sono così diversi da quelli che ora rivestono il mondo per me, che in verità mi appaiono, loro e la chiesa che le dominava dalla Piazza, ancora più irreali delle proiezioni della lanterna magica; e, in certi momenti, mi sembra che poter attraversare ancora la rue Saint-Hilaire, poter prendere una stanza in rue de l’Oiseau – alla vecchia Hôtellerie de l’Oiseau flesché, dagli scantinati della quale saliva attraverso le prese d’aria un odore di cucina che m’arriva ancora, a tratti, con la stessa intermittenza e lo stesso calore – sarebbe un mettersi in contatto con l’Aldilà più meravigliosamente soprannaturale che non fare la conoscenza di Golo o chiacchierare con Genoveffa di Brabante.

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (Dalla parte di Swann)
traduzione di Giovanni Raboni

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