[...] e anche dalle mosche che eseguivano davanti a me un loro piccolo concerto, una sorta di musica da camera dell’estate: evocando quest’ultima non come un motivo di musica umana che, ascoltato per caso durante la bella stagione, ve la rammenterà in seguito, ma come qualcosa di collegato all’estate da un vincolo più necessario: nata dai giorni sereni, destinata a rinascere solo con essi, impregnata di un po’ della loro essenza, non si limita a ridestarne l’immagine nella nostra memoria, ma ne certifica il ritorno, la presenza effettiva, diffusa, immediatamente accessibile.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (Dalla parte di Swann)
traduzione di Giovanni Raboni